Agricoltura urbana come sistema di governo del territorio

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Nonostante le associazioni governative da tempo siano impegnate sul tema, solo di recente, gli “addetti ai lavori” hanno iniziato a prendere seriamente in considerazione l’opportunità di utilizzare l’agricoltura urbana come strumento di rivitalizzazione degli spazi aperti, sostenibile a tutti gli effetti, dunque non solo green ma sensibile alla varietà co-culturale, alle specificità dei luoghi e alle differenti esigenze espresse dai cittadini i quali, in una “società post patriarcale e globale” hanno stili di vita altamente differenziati.
Affinché l’agricoltura diventi una reale chiave di rinnovamento delle nostre città e del territorio deve superare la sua connotazione “residuale” per divenire un vero e proprio sistema agroalimentare, in grado di auto sostenersi, di affermarsi come “tassello” multifunzionale della città, di instaurare connessioni e sinergie tra settori diversi predisponendo luoghi dove le persone siano incoraggiate a comunicare, di stimolare senso di appartenenza ad una comunità, di portare ad un’ibridazione di filiere mettendo in rete pratiche e produzioni locali già esistenti, individuando consumatori, negozi gestiti direttamente dai produttori, fattorie, ristoranti e altre forme di organizzazione collettiva.

L’agricoltura dovrebbe essere capace di far permanere la ricchezza nei luoghi di produzione, di slegarsi dai sistemi industriali e distributivi, di produrre qualità valorizzando le peculiarità locali, la biodiversità nell’agricoltura e nell’alimentazione, pronto a riutilizzare i materiali e i rifiuti all’interno del medesimo sistema urbano progettando i vari elementi come un tutto integrato per generare efficienza, con l’obiettivo di trasformare, a lungo termine, la filiera corta in alternativa strutturale per il governo del territorio, per la gestione del paesaggio, la cura dei luoghi, il riuso delle aree dismesse, la creazione di occupazione oltre, ovviamente, la produzione.

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Per fare un prodotto alimentare sano, ci vuole un ambiente pulito: sembrerebbe banale, ma non capita sempre. Se un campo agricolo è in un area tutelata, dove gli equilibri naturali sono mantenuti, a guadagnarci sono i consumatori e anche gli agricoltori. Perché aria ed acqua pulite fanno crescere prodotti più buoni e più sani. Perché anche la presenza di animali e piante selvatiche aiuta a evitare la chimica nei campi, troppi pesticidi e troppi fertilizzanti artificiali.
Pensate alla coccinella: ne basta una per eliminare centinaia di afidi, evitando il ricorso a veleni di sintesi. Oppure al gufo: riesce a salvare, in maniera naturale, il campo dai piccoli roditori contro cui glia agricoltori sarebbero costretti a ricorrere a mezzi artificiali.
La ricchezza della natura, la biodiversità conviene, serve anche per mantenere un’agricoltura sana e dei prodotti buoni da mangiare. La natura vale, insomma , non solo in se stessa, ma anche per le necessità di chi coltiva e di chi mangia i prodotti della terra.
Agricoltori, contadini ed allevatori hanno da sempre protetto gli equilibri naturali. Oggi possono continuare a farlo, soprattutto se le richieste dei consumatori diventano più attente a questi aspetti.
La scelta del cibo buono e naturale è un atto di importanza sociale, oltre che un piacere per chi lo compie. Possiamo farlo con un occhio attento alla biodiversità.

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