AMBIENTE ECOLOGIA E PAESAGGIO RURALE

L’ambiente è il complesso di condizioni esterne, materiali, sociali, culturali, nell’ambito delle quali si sviluppa, vive ed opera un essere vivente. Più precisamente l’ambiente può essere inteso come l’insieme dei fattori chimici e biologici esistenti negli starti superiori, sulla superficie della Terra, nelle acque superficiali e nell’atmosfera.

Se si vuole analizzare la qualità dell’ambiente bisogna tenere conto innanzitutto della qualità della vita e del fatto che il suolo, l’acqua e l’aria sono così profondamente interdipendenti e condizionati gli uni agli altri, ogni danno provocato all’ambiente, agli animali, alle piante è destinato a ripercuotersi sulla totale vitalità ambientale e quindi a ricadere indirettamente sull’uomo.

L’uomo per le sue esigenze di nuovi spazi e risorse, ha cercato di rendere sempre più ampi i confini degli habitat favorevoli alla propria esistenza e di superare i limiti imposti dalle condizioni naturali, svolgendo una costante azione trasformatrice spesso distruttrice degli elementi naturali.

L’accelerazione verso la trasformazione totale dell’ambiente è propria della ultimissima fase del consumismo indiscriminato.

Bisogna ripensare alla questione della tutela dell’ ambiente e del paesaggio non come qualcosa che compete esclusivamente alle istituzioni preposte alla loro tutela, o come un oggetto abbastanza astratto di cui si occupano l’estetica o la geografia, e neppure come la posta in gioco delle battaglie ecologiste. Compete innanzitutto a chi vive ed abita questi luoghi. Il “paesaggio” non è un optional estetico o buono per lo sfruttamento turistico, ed eventualmente un vincolo e un ostacolo alla libertà di speculare e distruggere. Ciò che chiamiamo “paesaggio” sono i luoghi nei quali abitiamo, viviamo e dove, prima di noi altri hanno vissuto e, si spera anche dopo, altri potranno vivere e abitare.

La tutela e la conservazione dell’ambiente sono ormai diventati due concetti fondamentali nelle politiche territoriali ed agricole comunitarie, soprattutto a seguito delle forme di sfruttamento del territorio che ne hanno alterato composizione e struttura.

Tali processi di trasformazione hanno interessato anche le componenti paesaggistiche e agro-ambientali delle aree rurali. In particolare,  l’intensificazione e la specializzazione produttiva hanno comportato in molti casi la marginalizzazione di sistemi agricoli non competitivi, con fenomeni di dissesto idrogeologico e desertificazione ma anche con perdita di biodiversità.

Accanto a queste trasformazioni, è emersa la domanda diffusa di natura, paesaggio e qualità ambientale che richiede, per essere soddisfatta, un sistema integrato di politiche che non guardi solo alle aree protette ma anche alle altre forme di governo dei territori in cui tutela delle risorse naturali e attività produttive convivono.

Sotto questo profilo, la multifunzionalità del settore agricolo consente di mantenere le condizioni di abitabilità dei territori ma anche di promuovere azioni di conservazione e tutela di importanti ambiti territoriali legati più a dinamiche storiche che naturali, particolarmente in un territorio antropizzato come quello italiano.

Rispetto al passato, in cui nelle aree protette lo svolgimento delle attività produttive era subordinato alla conservazione delle valenze naturalistiche e paesaggistiche del territorio, oggi si cerca di integrarne gli elementi socioeconomici, laddove l’attività agricola rappresenta un elemento fondamentale del territorio da proteggere.

Parlare di paesaggio in generale (e di quello rurale-agrario in particolare) significa trattare un argomento di natura complessa, il cui interesse si è rinnovato negli ultimi decenni sulla spinta di diverse sollecitazioni. Nonostante l’agricoltura sia l’attività che più di ogni altra ne ha plasmato forme e confini, non sempre risulta essere l’attività economica dominante.

In alcune aree rurali, infatti, lo sviluppo di altre attività economiche non agricole, di altri habitat, rende difficile stabilire se sia corretto l’utilizzo del termine agricolo. Per contro, in alcune aree prevalentemente agricole il modello di sviluppo non è più interamente rurale ma caratterizzato da fenomeni di urbanizzazione diffusa e modelli di sviluppo semi-rurale. In questo contesto, i paesaggi agrari italiani hanno seguito due strade: abbandono e specializzazione.

Mentre nelle aree montane e appenniniche si è assistito a fenomeni di esodo e marginalizzazione, nelle aree più fertili di pianura i processi di meccanizzazione e industrializzazione dell’agricoltura hanno portato a una semplificazione del paesaggio agrario con l’affermazione della monocoltura e la drastica riduzione delle siepi e delle alberature promiscue. A questi fenomeni di degrado si sta cercando di rispondere con processi di riorganizzazione del territorio in cui si modificano i rapporti tra città e campagna e si riconosce alle aree agricole un ruolo strategico nella pianificazione urbana, in particolare per la capacità di migliorare il contesto paesaggistico.

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