Le città resilienti, gli impatti dei cambiamenti climatici, l’antropocene e la conversione ecologica.

Questa che  l’umanità sta vivendo è una  epoca di crisi e di transizione. Essere un cittadino informato e consapevole,  e quel che più importa attivo e protagonista, capace di contribuire al cambiamento socio-ambientale e all’invenzione collettiva di un futuro migliore, richiede curiosità e attenzione per argomenti molto vari e per temi molto trasversali. «Salvare la civiltà non è uno sport per spettatori», ha detto Lester Brown.

Da un lato si vede come il grande assalto mondiale (un assalto, spesso, letteralmente a mano armata) a quanto resta del pianeta provochi squilibri ambientali, ingiustizia sociale, violenze e massacri, migrazioni forzate: assalto che lede i diritti degli esseri umani come quelli di tutte le altre specie viventi e, promettendo illusoriamente benessere e sviluppo, divora il futuro nostro e della Terra.

Dall’altro lato, un elemento di conforto e di speranza è il graduale delinearsi di una società “verde” sospinta dalle iniziative e dalla creatività diffusa nella società civile di tutto il mondo. È una società che nasce dalle relazioni quanto e forse più che dalle tecnologie (che pur usa e stimola in misura notevole) e in essa possono trovare spazio e ruolo la neo-ruralità, il ritorno alla  montagna, il turismo sostenibile, un diverso modo di essere consumatori e imprenditori, artigiani e ricercatori: è, insomma, una società della biodiversità e della diversità culturale e sociale.

La “crescita” della società verde è una crescita non materiale (o, perlomeno, quando è materiale è “organica” ed eco-compatibile sul piano materiale), ma è soprattutto una crescita di consapevolezza, di capitale sociale, di senso civico, di impegno per il bene comune, di partecipazione e di vita democratica.

Porsi quindi dei quesiti, e cercare di delineare dei possibili percorsi e processi di riconversione ecologica appare centrale, ogni giorno di più, per affrontare la crisi che stiamo attraversando.

In molte città europee e degli Stati Uniti sono state definiti nuovi strumenti di pianificazione e intervento che hanno al centro il tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Le aree urbane sono la parte del Pianeta dove si potrebbero pagare i maggiori costi sociali del global warming e per queste ragioni appare sempre più urgente una specifica attenzione nell’ambito di strategie di adattamento.
Inoltre, le trasformazioni determinate dalle aree urbane con l’impermeabilizzazione dei suoli hanno già provocato cambiamenti legati all’effetto isola di calore e al deflusso delle acque che già hanno reso più rilevanti gli impatti e determinato danni più consistenti. Il confronto tra alcune delle città che stanno affrontando, e ripensando, attraverso la chiave dell’adattamento le proprie strategie per preparare i territori e realizzare città resilienti è interessante per capire quali misure siano state individuate per conseguire alcuni obiettivi strategici.


Questi fenomeni risultano rilevanti perché confermano la vulnerabilità delle città rispetto ad eventi estremi di pioggia avvenuti negli ultimi anni, possono avere effetti critici sia da un punto di vista della sicurezza, che energetico (con maggiori consumi per la climatizzazione) sia da un punto di vista della salute, per la maggiore frequenza di picchi di calore nelle ore diurne, temperature calde anche nelle ore serali, e disagio termico per l’afa e l’umidità. L’analisi di quanto avvenuto permette anche di evidenziare come la dimensione drammatica che hanno assunto questi fenomeni sia stata aggravata da decisioni scellerate di trasformazione del territorio e degli ecosistemi (fiumi intubati, aree urbane completamente impermeabilizzate, edifici realizzati in aree a rischio idrogeologico, inadeguatezza della rete di convogliamento delle acque piovane).
La grande opportunità offerta dalla riconversione delle aree produttive o di servizio dismesse o liberate dai trasferimenti di attività, negli ultimi decenni è stata in parte colta, insediando nuove funzioni necessarie allo sviluppo urbano senza incidere sui tessuti storici e senza produrre ulteriore consumo di suolo. Resta molto, moltissimo ancora da fare.


Le infrastrutture verdi sono probabilmente lo strumento più promettente per sviluppare nuove necessarie strategie in favore della biodiversità e per l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Esse hanno la capacità di rendere il territorio più resiliente: se ben progettate, adottando criteri che tengano conto degli ecosistemi potenziali degli specifici ambiti territoriali, possono essere la soluzione per far fronte a molte criticità presenti sul territorio.

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