Un evento che ribadisce la strada: la valorizzazione e coalizione territoriale dei laboratori neorurali

Mettiamo a fuoco questa Festa dell’Agricoltura di Cesate, (e lo facciamo e lo faremo per molti altri) per ribadire il valore di una molteplice esperienza in corso che ha un significato importante per noi ed il nostro territorio. Sono in campo , anche in questo caso, soggetti che fanno vivere un nuovo inizio, elementi di un’altra economia e forma sociale : nuovi contadini con i loro alleati sociali, in una profonda complicità solidale.
La via contadina, l’agroecologia , la neoruralità hanno in sé le radici di un futuro oltre il disastro che stiamo vivendo nel modello dominante ma in crisi radicale: la globalizzazione dei flussi di merci e finanziari che ci sta uccidendo e distruggendo i luoghi e l’ambiente dell’abitare.
Occorre subito parlarci chiaro , di questo si sta trattando, pur senza enfasi e coscienti delle difficoltà. Se si fa festa non è solo un sagra di paese ma ci sta dentro molta speranza fondata su passi che si stanno muovendo con le scarpe grosse e con uno sguardo aperto.
Quando si forma un orto sociale e lo si mantiene e sviluppa come esperienza del valore della terra, quando si produce il compost, si scambiano semi, si diffonde la biodiversità, quando si fondano mercati contadini che offrono cibo di qualità locale e ambientale in rapporto diretto con chi lo produce e si acquisisce conoscenza e coscienza dei luoghi da dove ciò proviene, quando si rendono disponibili nuove terre da coltivare ed assegnare ai giovani coltivatori , si sta cominciando a cambiare la storia, a partire da quella quotidiana dei piccoli gesti con un grande futuro.
In senso più profondo, si rimette al mondo una “attività primaria” che nella storia è stata e ora può nuovamente essere, in altri termini, l’attività che genera il territorio (cioè l’habitat umano, la nostra casa comune) in un processo di coevoluzione tra natura e coltura.
Questo vale per Cesate e contesto come per Mezzago con la sua cooperativa e i campi di asparagi, e per la Scuola Ambulante di Agricoltura in Valtellina e altrove, per limitarci a citare i casi che qui vengono testimoniati. Ma ci si può estendere a molte altre esperienze come quelle che hanno partecipato lo scorso anno al seminario proposto da Ostemi (l’Osservatorio Territorialista Mianese) sul tema “produrre e scambiare valore territoriale tra Contadini e Complici ” che, insieme ad una un realtà ancor molto più vasta della neoruralità nell’area milanese e lombarda si pongono l’esigenza di un passo in avanti decisivo: superare la frammentazione e la marginalità delle molteplici esperienze per connettersi in rete; come dice l’obbiettivo assunto dal seminario suddetto, è necessario “strutturare e connettere le loro filiere e darsi un “corpo territoriale.
Si badi bene, non dobbiamo per nulla sminuire quanto si è detto sul valore strategico della neoruralità, ma saper riconoscere come problema critico quella dispersione cui ci costringono i poteri dominanti, riducendoci a pure testimonianze isolate. Si tratta di affrontare questa condizione, di liberare le grandi energie implicite e dispiegarle mediante le nostre reti: dobbiamo assumerci la responsabilità di rafforzare ed estendere la “catena del valore territoriale”.
Fare cioè prima di tutto come già si fa qui: coalizzare le aziende e le diverse forme della via contadina rendendo questa sommatoria i di esperienze “un laboratorio; per immetterlo poi in rete, appunto, in un contesto di altri percorsi in un’area e contesto più vasti: un laboratorio plurimo, un laboratorio “regionale” di laboratori.
Ostemi ha “ospitato” questo processo interattivamente prima di tutto proponendo di “mapparlo” cioè di far prendere coscienza e consapevolezza di se alla neoruralità in questa “auto-rappresentazione per una azione comune” e verso l’esterno, gli “altri”. Un mappa ed una interazione in rete quindi, che si avvale anche di un servizio di una infrastruttura informatica : un grande potere di conoscenza e comunicazione nelle mani dei contadini e dei loro alleati sociali. Un servizio che ora, in collaborazione con “Ciboprossimo”, si sta ridefinendo in termini più evoluti, aperti e comprensivi di complessità territoriali.
Questa infrastruttura /mappatura e gli “eventi” come questo di Cesate (e gli altri ricordati) possono configurare veri “sistemi di socio-economici territoriali fondati sul “locale”, per aprirsi ad azioni comuni rilevanti: se ne indicano due radicalmente strutturali:
– Un’azione fondamentale per “darsi corpo territoriale” : “la terra ai contadini”, l’assegnazione delle terre incolte sulla base della “banca della terra”; terra che venga assegnata ma non venduta perché si ricostruisca un “bene comune territorio”. Non è questa una nuova “riforma agraria” con valenza generale più ampia?
– Una evoluzione che è anche un recupero delle origini proiettato al futuro: ripensare ulteriormente sperimentare “forme cooperative e di mutualismo” nella socioeconomia del ritorno alla terra; che già su questo carattere cooperativo e di coproduzione si muove nelle filiere contadine.
Su queste basi non può che emergere (come già accade , ad esempio, in questo caso di Cesate e contesto) il tema della interazione tra strutture istituzionali locali e questa neoruralità che è socialmente espressa e fondata. Attorno al ruolo essenziale dei Comuni in particolare e di altre strutture pubbliche o di rilevanza pubblica (agenzie agro-forestali, ecoistituti, biodistretti, fondazioni …)
Si considera che i processi sociali in corso stiano portando molto materiale sul tavolo delle politiche pubbliche, pur continuando ad agire in autonomia. E’ una sorta di maieutica dell’agire sociale verso “la politica”, ma che chiede a gran voce un percorso reciproco di collaborazione. Che si possa riprendere il discorso dei “nuovi municipi” che, distrutto dal centralismo del governare, rialzi la testa ?

Giorgio Ferraresi

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