Il cibo e l’identità di un territorio – Il grano monococco del Parco Groane

Ci eravamo lasciati qualche mese fa raccontandovi della mietitura e del viaggio effettuato per portare il nostro grano monococco presso l’ azienda agricola “Il Campagnino” di Pessina Cremonese, per la lavorazione e la trasformazione in ottimi prodotti.

Il viaggio questa volta ci abbiamo tenuto tanto a farlo in compagnia dell’amico Marco Garoffolo, insieme, infatti era cominciata questa splendida avventura. Un anno prima all’incirca, fu proprio lui a metterci in contatto con Giampiero Arioli , che ci regalò una buona dose di semi di questo stupendo cereale.

Poi fu la volta della preparazione del terreno e della semina su un appezzamento datoci in uso gratuito dalla famiglia Santambrogio in Cascina Selva a Cesate.

Abbiamo documentato con precedenti articoli la raccolta, (e grazie ai consigli dell’agronoma Federica  Racinelli)  il conferimento del raccolto presso  l’azienda agricola di Riccardo Mignani di Pessina Cremonese .

Dopo aver superato le analisi  sull’assenza di micotossine, siamo ritornati, così come ci eravamo impegnati all’atto della semina quindi con degli ottimi prodotti : seme nudo, farina, biscotti, pasta e gallette.

A questo progetto, ed a tutto il processo   hanno partecipato attivamente un nutrito gruppo di richiedenti asilo, Sega Traore, Innocent Chekube, Chibuike Benjamin Hope, Cisse Vassiriki, Bamba Karamoko, Solomon .

Partendo proprio da questa relazione, da un grano antico, il triticum monococcum, introdotto in coltura circa 10.000 anni fa nel vicino Oriente nell’areale della Mezzaluna Fertile dalle ottime qualità  proteiche e la bassa presenza di glutine, e dei ragazzi venuti anche loro da lontano, dalla regione sub-sahariana abbiamo cercato di riannodare i fili di una comunità, lavorando in sinergia con gli abitanti e gli amici di Cascina Selva che stanno svolgendo un ottimo lavoro per ricostruire l’identità ed il valore a questo borgo agricolo di Cesate che nei secoli precedenti ha rappresentato.

Accanto a questi aspetti, di carattere sociale e culturale, fin dall’inizio uno dei nostri obiettivi è stato quello di sviluppare un progetto, un percorso che possa dare un chiaro segnale anche ad altri agricoltori della zona , agli amministratori, che lavorando in sinergia e con degli obiettivi chiari si può invertire la rotta. Oggi un certo modo di fare agricoltura, attenta al territorio ed all’ambiente può rappresentare una valida possibilità di rigenerazione del territorio. Noi, come associazione, nel nostro piccolo abbiamo dimostrato che ciò è possibile, l’intento iniziale di procedere  alla realizzazione di una filiera è stato perseguito con tenacia e con grande soddisfazione oggi possiamo dire che i cittadini di Cesate, ma non solo, potranno assaporare degli ottimi prodotti da forno.

Oggi, in Italia ed in  Europa, agricoltori e politici si trovano di fronte a tre possibilità riguardo la direzione da imprimere all’attività agricola del proprio territorio. L’agricoltura convenzionale o agro-industriale , nella sua forma globalizzata e indifferente alla storia e all’ecologia del territorio,  non è più raccomandabile poiché produce spazi spesso poco abitabili per l’uomo e per gli altri esseri viventi, ed alimenti talvolta considerati pericolosi o sospetti per la salute.

La posta in gioco nelle agricolture sostenibili, e più specificamente in quelle agro-ecologiche, è la ricostruzione di beni comuni territoriali agricoli. Questi sistemi agroalimentari territorializzati riuniscono gli uomini (le loro modalità di organizzazione e i saperi contestuali), l’ambiente (naturale e sociale) e le produzioni agricole (in particolare le loro qualità identitarie). Offrono prodotti indirizzati tanto ai mercati locali quanto all’esportazione, contribuiscono a creare opportunità di lavoro su base locale, alla riqualificazione dell’ambiente e alla costruzione di rappresentazioni condivise.Negli ultimi decenni i processi di intensificazione dell’attività agricola e di abbandono delle aree rurali marginali hanno causato una continua riduzione di questa tipologia di aree, particolarmente vulnerabile ai cambiamenti, minacciando il delicato equilibrio tra agricoltura e biodiversità. Contrastare questi processi costituisce un’azione chiave per arrestare il declino della biodiversità e promuovere un modello di agricoltura a servizio della collettività.

La maggior parte delle occasioni di costruzione e conferma delle relazioni di un gruppo sono accompagnate dal consumo comune del cibo, che sancisce in modo profondo l’appartenenza a una cultura materiale e comunitaria. Il pranzo di lavoro, il buffet di un convegno, la cena tra amici, il pranzo di famiglia sono pratiche rituali che contribuiscono alla strutturazione di significati sociali e si configurano come un elemento costitutivo della costruzione di sé. In questa prospettiva, il consumo alimentare assume una rilevanza non meramente economica, ma anche e soprattutto sociale, perché consente la “scoperta”, la “riscoperta” e il mantenimento delle tipicità e del gusto che identificano i luoghi e le comunità locali.

I modi di produzione, di distribuzione e di consumo di questo particolare aspetto della cultura materiale diventano dunque elementi che possono contraddistinguere una società alla pari di altri elementi simbolici, come ad esempio il linguaggio.

Nella transizione verso sistemi agro-alimentari più sostenibili, l’agricoltura sta vivendo cambiamenti significativi, che coinvolgono la sua identità, il suo ruolo nei contesti sociali e il suo rapporto con le risorse ambientali.

Con il manifestarsi di elementi di criticità e l’emergere di nuove domande sociali, le forme dell’agricoltura uscite dalla modernizzazione hanno ceduto spazio a nuove configurazioni, nuovi obiettivi e modelli organizzativi, nuove forme di interazione tra agricoltura e contesti socio-ambientali. Al tradizionale modello produttivista, rivolto a massimizzare i risultati attraverso la specializzazione, l’intensificazione, l’ampliamento di scala, si sono affiancati percorsi di diversificazione nelle attività produttive e negli obiettivi perseguiti. Le nuove forme di agricoltura mobilizzano varie risorse per dar vita ad una molteplicità di beni e servizi.

Diviene sempre più centrale, in questo contesto, la capacità dell’agricoltura di fornire beni percepiti come fondamentali per il benessere delle comunità, tanto da assumere il significato di beni comuni: qualità nutrizionale, cultura alimentare, qualità dei sistemi agro-ambientali e del paesaggio, salute, giustizia nei modi di produzione e consumo, relazioni sociali. La produzione e gestione di questi beni travalica i confini aziendali e, insieme alla loro fruizione, vede coinvolta una varietà di azioni e relazioni.

È una agricoltura reintegrata nei contesti territoriali, la cui multifunzionalità porta alla co-produzione di molteplici valori sociali e ambientali. Partecipazione, integrazione, partenariato e animazione sono, quindi, le parole chiave per la programmazione e l’implementazione delle politiche di sviluppo rurale così come per dare spessore allo sviluppo di un’agricoltura multifunzionale.

La progettazione integrata territoriale necessita di progetti organici e integrati sul territorio. I progetti di filiera  sono, in particolare, costituiti da un insieme di interventi attuabili mediante il ricorso a più misure del Piano di Sviluppo Rurale promossi da una aggregazione di soggetti (privati e pubblici) attivi nell’ambito di una determinata filiera produttiva.

Gli interventi proposti devono essere coerenti e collegati tra loro e devono contribuire ad un obiettivo strategico di sviluppo di una determinata filiera produttiva regionale.
I progetti di filiera  sono in grado di rispondere a diversi fabbisogni di settore (competitività del settore agroalimentare, approcci organizzativi innovativi, innovazione e ristrutturazione delle filiere, razionalizzazione delle relazioni di filiera, organizzazione dell’offerta) contribuendo, in particolare, alla promozione di una più equa redistribuzione del valore aggiunto agricolo tra i diversi segmenti delle filiere agroalimentari.

Altri elementi che accentuano l’attualità della cooperazione agroalimentare sono individuali nella sua capacità/possibilità di valorizzare l’identità rurale, di generare capitale sociale.

La differenziazione dei prodotti dell’agricoltura, le denominazioni di origine e i sistemi di garanzia della qualità (etichettatura, rintracciabilità, ecc.) rappresentano condizioni necessarie, a portare adeguati e duraturi vantaggi di prezzo ai produttori unitamente ai  vantaggi per tutta la catena della filiera, dai trasformatori ai consumatori. Infine, contratti e prezzi più trasparenti potrebbero rendere i Progetti  di Filiera l’occasione per realizzare un patto sociale tra istituzione locale e soggetti che partecipano ai progetti stessi e per avviare una nuova stagione di equità concertata lungo la filiera agroalimentare che si risolva a favore dei produttori agricoli, dei consumatori e dell’ambiente.

Uniti

Una grande soddisfazione, poi aver avuto dal Parco delle Groane, il riconoscimento del grande lavoro svolto, e la possibilità di utilizzare oltre che il nostro logo “Orto Sociale Cesate” e quello degli amici di “Cascina Selva”,  anche il marchio di Prodotto del Parco delle Groane.

 

 

 

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