Come facevano a sapere che portavo l’insalata?

Tornato a casa mi sono domandato: ma come facevano a sapere che avrei portato l’insalata?

Ieri all’ora di pranzo ho scritto nella chat di  Un Orto a Milano che sarei passato nel pomeriggio per portare dell’insalata che avevamo fatto crescere da seme a foglia nel semenzaio dell’Orto Sociale di Cesate. Non credo che ci sia un rapporto causale tra questo mio semplice atto e quello che è accaduto in  quel luogo prima e dopo la mia comunicazione.

L’insalatina fresca ha bisogno di acqua ed è risaputo che Un Orto a Milano è ridotto ad innaffiare con Un Solo Innaffiatoio. Nonostante sia ben informato di questa triste situazione mi sembrava giusto continuare a contribuire a quest’avventura, a cui credo sin dall’inizio. Dopo il Compost di Erus Service e il Motocoltivatore dell’Orto di Cesate mi sembrava giusto aggiungere qualche foglia di insalata visto l’avvento della bella stagione.

Che qualcosa andava per il meglio me ne sono accorto da subito perché anziché iniziare a lavorare mi hanno offerto del gelato!!!

Addolcito mi sono messo a lavorare con Barbara spiegandogli come tirar fuori le insalate dai vasetti e come collocarle nel famoso compost. Mentre scavavamo un buco alla volta e spiegavo che quella fossetta che lasciavamo intorno era importante per gestire l’irrigazione notavo che questa notizia non suscitava perplessità per l’aumento dell’uso dell’unico innaffiatoio.

E’ qui che mi mettono al corrente dei lavori mattutini.

Della piacevole invadenza di Atomo che, dopo avere regalato all’orto 20 mt di tubo per l’acqua, cercava di bagnare tutti i presenti. La mattina avevano svoltato. I tempi per annaffiare si erano dimezzati visto che l’acqua adesso arrivava fino all’orto e dagli annaffiatoi si poteva passare alla canna.

Ma anche con il kiwi c’erano state delle evoluzioni. La catasta di rami della mia precedente potatura con Gian Mario erano notevolmente diminuita in altezza. Era circolato un paio di giorni prima un messaggio strano sulle Siepi di Benjes. Non le conoscevo e sono a prima vista intriganti. Credo che dovremo fare dei passi avanti su questa tecnica ma per quello che doveva fare stava funzionando a meraviglia. L’orto era delimitato e come tutte le cose che prendono forma suscitava interesse. Anziché dividere, univa, a giudicare dalle domande che facevano tutti quando ci passavano accanto.

La siepe che abbiamo fatto per farla diventare un corridoio ecologico ce ne corre. Bisognerà probabilmente rimontarla e corredarla di materiale verde. Magari il Comune di Milano farà la recinzione e arriveranno anche le siepi come avevo auspicato a proposito di Connessioni e questo lavoro non verrà mai fatto per cui per adesso un grazie grande a Benjes.

Un orto con acqua e limiti identificabili inizia ad essere una cosa seria. Era piacevole vedere che anche i rami del kiwi che stavo tagliando si trasformavano in qualcosa di utile aggiungendosi alla siepe. Ma qualcuno la sotto stava tramando. Solo quando ho visto arrivare il carretto tirato da Angelo ho compreso che la chiamata persa sul cellulare era importante.

Mentre io piantavo insalata e tagliavo kiwi qualcuno era riuscito a farsi regalare una cisterna da 1000 litri per l’acqua. Angelo Bianchi, degli Amici di Cascina Linterno, forse commosso da questa banda di matti che era contenta per una canna da 20 metri e di smettere spostare annaffiatoi pesanti, aveva donato all’orto una cisterna che custodiva nel suo orto poco distante da qua.

Non solo l’aveva donata ma si era fatto carico di portarla con un carretto. Quando l’ho vista, sono corso e in quattro e quattr’otto,  l’abbiamo scaricata e posizionata nel punto più alto per godere della forza di gravità quando innaffieremo.

Per riempirla ci vuole circa un’ora e mezza ma grazie a questa finalmente chi innaffia può farlo indipendentemente dal fatto che la cascina sia aperta.

Dalla Cisterna agli annaffiatoi

Potremo avere tutto il tempo, esattamente come per la recinzione, di vedere quale percorso intrapreso per l’acqua diventerà realtà.

Che dire? E’ una vera gioia vedere che tante piccole cose si sono incastrate l’una nell’altra e in modo favorevole ad un progetto a cui credo sempre di più.

Come di tradizione le grandi giornate vanno festeggiate e ci siamo trovati nell’aia con vino, pane fatto a mano, salame mantovano e provola a parlare di quanto era successo e di quali erano i prossimi passi. Un corso di orticoltura in cascina?

Ma tornando alla domanda iniziale. Sarà stata la necessità impellente della mia insalata ad essere innaffiata, a muovere tutto? Ma se questo è vero, come facevano a sapere che sarei arrivato oggi, che me l’ero tenuto solo per me? Questa deve essere la magia dell’orto….

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