Il Patrimonio rurale ed il terremoto

L’area colpita dal sisma  rappresenta anche un territorio rurale, nel quale le attività del settore agro-alimentare ricoprono un’importanza molto elevata, in aggiunta, le produzioni agricole interessano, per larga parte, prodotti di qualità, altamente competitivi sui mercati nazionali ed internazionali. Siamo in una zona di agricoltura e agriturismo, la seconda è una delle poche  attività  economiche remunerative in queste zone agricole, ricordiamoci infatti che l’84% delle nostre attività agrituristiche sono in montagna e in collina. Chi si occuperà dei danni all’agricoltura e al patrimonio rurale?

Ad Amatrice non ci sono soltanto gli spaghetti alla matriciana. Pur con il rispetto per la lodevole iniziative dei ristoratori di  devolvere parte del costo di  tale piatto alla ricostruzione,  ci sono tanti piccoli insediamenti rurali, case sparse, colture agricole, animali,  che richiedono attenzione, visto che hanno anche il ruolo, non secondario,  di fornirci il cibo che mangiamo. Le attività agricole si basano sempre di più sul binomio con il paesaggio, soltanto nel raggio di 50 km intorno ad Amatrice , vi sono più di 400 strutture ricettive che si basano su questo tipo di offerta. Sarebbe utile che insieme alle chiese e i palazzi si tenesse conto anche di questo, nei calcoli sul patrimonio culturale distrutto e nei progetti per la ricostruzione, visto che di abbandono delle aree agricole ne abbiamo già abbastanza per tanti motivi, senza dovere aggiungere anche i terremoti.

Uno dei  primi elementi da evidenziare è rappresentato dalla dispersione dell’attività agricola sul territorio, data la vasta diffusione di imprese piccole, tipica dell’agricoltura del nostro paese e della stessa area colpita, ci si può attendere che i danni, di portata significativa, si presentino in modo disperso, rendendo complessa la loro stessa rilevazione e oneroso il successivo processo di ricostruzione.
Il secondo aspetto è costituito dalla sovrapposizione tra i danni all’abitazione dell’agricoltore e quelli agli impianti produttivi dell’azienda agricola. Nella tipologia di insediamento rurale tipica della zona colpita dal sisma, basata su case sparse, la famiglia che gestisce l’azienda agricola abita solitamente nello stesso luogo dove si sviluppa l’attività di impresa. Le famiglie rurali colpite devono far fronte a un complicato intreccio di problemi legati alla perdita contemporanea di abitazione, impianti aziendali e, non infrequentemente, anche locali messi a disposizione di salariati fissi o stagionali, spesso stranieri.

Un’ultima criticità riguarda le istituzioni pubbliche e private, cui compete la gestione degli aiuti destinati al settore. Infatti, la numerosità delle aziende coinvolte e la molteplicità di richieste di intervento da parte loro (casa privata, azienda agricola, scorte, strutture associative) si ripercuote a cascata anche sulla pubblica amministrazione e sulle stesse strutture associative e professionali, che solitamente gestiscono per gli agricoltori il rapporto con la pubblica amministrazione.

Il sisma ha certamente rappresentato un momento di rottura per il territorio colpito e per il suo sistema agro-alimentare. Le risposte che dovranno essere  fornite  tanto dalla politica settoriale, quanto dal sistema cooperativo devono  determinare un rapido superamento della fase emergenziale, e  l’attivazione  di una fitta rete  di relazioni con altri produttori e cooperative  che possa  permettere  a molte delle aziende danneggiate di poter continuare la propria attività produttiva, anche durante la fase dell’emergenza.

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